Chetogenica: storia di una dieta
La Storia della Dieta Chetogenica: Dalle Origini Mediche alla Popolarità Contemporanea
La dieta chetogenica (o “cheto”) è diventata una delle tendenze alimentari più popolari degli ultimi anni, con milioni di persone in tutto il mondo che l’adottano per perdere peso, migliorare la salute mentale o come parte di strategie terapeutiche per diverse patologie. Sebbene oggi venga comunemente associata alla perdita di peso e alla salute metabolica, la sua origine risale a circa un secolo fa, quando veniva utilizzata principalmente come trattamento medico per le crisi nei bambini con epilessia.
Le Origini della Dieta Chetogenica: Un Trattamento Medico per l’Epilessia
La dieta chetogenica nasce negli anni ’20 come terapia per l’epilessia, un disturbo neurologico che causa convulsioni ricorrenti. Nel 1921, il dottor Russell Wilder dell’Università di Mayo negli Stati Uniti sviluppò un protocollo alimentare ad alto contenuto di grassi e basso contenuto di carboidrati, che imitava gli effetti del digiuno nel corpo. Il digiuno, infatti, è stato a lungo riconosciuto come efficace nel ridurre le crisi nei pazienti epilettici, ma non era sostenibile nel lungo termine. La dieta chetogenica è stata quindi progettata per riprodurre gli effetti metabolici del digiuno, inducendo lo stato di chetosi, in cui il corpo brucia grassi invece di carboidrati come fonte di energia.
Dalla dieta ai farmaci
Il trattamento divenne rapidamente una delle principali opzioni terapeutiche per i bambini con epilessia che non rispondevano ai farmaci. Studi condotti negli anni ’30 e ’40 hanno confermato l’efficacia della dieta nel ridurre la frequenza delle crisi, rendendola una pietra miliare nel trattamento dell’epilessia infantile. Tuttavia, con l’introduzione di farmaci anticonvulsivanti negli anni ’50, l’uso della dieta chetogenica diminuì, poiché i farmaci sembravano offrire un trattamento più pratico e accessibile.
La dieta chetogenica resta tuttavia un’alternativa valida nei pazienti farmaco resistenti.
La Riscoperta della Dieta Chetogenica: Anni ’90 e la Nuova Popolarità
Nonostante la sua lunga storia, la dieta chetogenica non tornò alla ribalta fino agli anni ’90, quando alcuni ricercatori e medici cominciarono a riscoprirla come opzione per il trattamento dell’epilessia nei bambini che non rispondevano ai farmaci. La popolarità della dieta, però, crebbe notevolmente negli anni 2000, non solo per il trattamento dell’epilessia, ma anche per la sua presunta capacità di favorire la perdita di peso e migliorare la salute metabolica.
Nel 2004, il famoso ospedale pediatrico Johns Hopkins di Baltimora ha rilanciato la dieta chetogenica come opzione terapeutica per i bambini con epilessia, e nei decenni successivi la ricerca scientifica ha ampliato le sue applicazioni, esplorando i potenziali benefici in altri ambiti della salute, come il trattamento di tumori, Alzheimer, Parkinson e altre malattie neurodegenerative.
Dieta Chetogenica per la Perdita di Peso e la Salute Metabolica
Nel frattempo, la dieta chetogenica ha cominciato a essere adottata in modo crescente per scopi non medici, come la perdita di peso. Nel contesto della cultura fitness e del benessere, la dieta chetogenica è diventata un’alternativa alle diete tradizionali ipocaloriche e basate sui carboidrati. Con un basso contenuto di carboidrati (generalmente meno di 50 grammi al giorno), un moderato apporto proteico e un alto consumo di grassi, la dieta induce il corpo a entrare in uno stato di chetosi, un processo metabolico in cui il corpo brucia i grassi per produrre chetoni, che vengono utilizzati come principale fonte di energia al posto del glucosio.
Molti dei sostenitori della dieta chetogenica affermano che, oltre a favorire la perdita di peso, la dieta possa anche migliorare la composizione corporea, ridurre l’infiammazione, migliorare i livelli di zucchero nel sangue e aumentare la concentrazione mentale. Tuttavia, non mancano le controversie e le critiche. Alcuni esperti sollevano preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine della dieta, sui suoi potenziali effetti collaterali, come la carenza di nutrienti e problemi digestivi, e sull’equilibrio tra grassi saturi e insaturi nella dieta.
La Chetosi e i Benefici per la Salute Metabolica
Oltre al trattamento dell’epilessia e alla perdita di peso, negli ultimi anni si è parlato molto degli effetti potenzialmente positivi della dieta chetogenica su altre malattie metaboliche, come il diabete di tipo 2 e l’obesità. Studi clinici hanno mostrato che la dieta chetogenica può contribuire a ridurre i livelli di insulina e migliorare il controllo glicemico, che sono fattori cruciali per la gestione del diabete. Inoltre, l’adozione di una dieta chetogenica può portare a una riduzione della pressione sanguigna e a una gestione più efficace dei lipidi nel sangue, in particolare nel caso di persone con sindrome metabolica.
Anche nel campo delle malattie neurodegenerative, la ricerca è promettente. In particolare, la dieta chetogenica ha suscitato interesse come trattamento complementare per l’Alzheimer e il Parkinson, poiché i chetoni potrebbero avere effetti neuroprotettivi e migliorare le funzioni cerebrali, sebbene questi studi siano ancora in fase di sperimentazione e necessitino di ulteriori conferme.
Conclusioni: Un Percorso dal Trattamento Medico alla Moda Alimentare
La dieta chetogenica ha un’origine medica molto precisa, sviluppata per il trattamento dell’epilessia, e ha attraversato una serie di fasi che l’hanno portata a essere oggi una delle diete più popolari per la perdita di peso e la gestione della salute metabolica. Sebbene siano necessari ulteriori studi per comprendere appieno gli effetti a lungo termine della dieta su salute e benessere, la sua evoluzione storica ha dimostrato come, in ambito medico e non, possa offrire soluzioni efficaci per diverse problematiche. Tuttavia, come con qualsiasi regime alimentare, è fondamentale consultare un professionista della salute prima di intraprendere cambiamenti significativi nella propria dieta, in particolare in caso di patologie preesistenti.
Da leggere:
https://www.mdpi.com/2072-6643/16/23/4002
https://translational-medicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12967-024-05733-3